Un mese dall’alluvione: manifestazione ad Ancona #adessonews


4′ di lettura Senigallia 12/10/2022 – E’ una data che ricorderemo a lungo. Il nubifragio, la pioggia, il fango, il vento e in poche ore vengono buttati sul piatto della bilancia i reali costi sociali delle politiche fossili: vite perdute, terre perdute, case e beni perduti, attività perdute. Il dissesto idrogeologico accumulato negli anni è stato estromesso dall’agenda e dalle risorse dei governi regionali che si sono succeduti nel tempo. I piani di intervento per far fronte efficacemente a eventi di simili dimensioni sono ridicoli.

La vera forza messa in campo nell’immediato per far fronte alla tragedia è stato il mutuo soccorso delle persone, nella totale latitanza dei politici, troppo preoccupati della vicina scadenza elettorale, e nell’assenza di mezzi e strategie adeguati alla gravità della crisi. La narrazione mediatica della devastazione è parziale, volutamente focalizzata solo su
alcune aree del territorio colpito: in realtà l’area travolta dal nubifragio è molto più estesa, comprende piccoli paesi, letteralmente cancellati, di cui si parla poco e di sfuggita, anche se ognuno di quei paesi è un piccolo mondo. Chi doveva avvisare chi? E, soprattutto, era prevedibile o no? Con il fango ancora sulle strade il balletto delle responsabilità è partito subito a pieno ritmo.

Eppure, quantomeno sul piano politico, la risposta è semplice e di straordinaria evidenza. I disastri ed i costi sociali della crisi climatica non solo sono prevedibili, ma sono una certezza. Una certezza che i fautori delle politiche fossili scelgono scientemente di ignorare per salvaguardare gli interessi dei petrolieri e rilanciare l’estrattivismo come unica
opzione possibile. Sfruttando cinicamente la tragedia della guerra il fronte del fossile ha lanciato la sua “controffensiva”: rigassificatori, nuove trivellazioni, carbone, nucleare.
Sono oramai mesi che esponenti del governo regionale promettono di rilanciare le trivellazioni nell’Adriatico, argomentando scelte di estrema gravità con banalità degne del peggior barzellettiere. Intanto con un’operazione di speculazione dalle proporzioni mai viste, attraverso il ricatto delle bollette e dei carburanti assistiamo giorno dopo
giorno ad un impoverimento sociale gravissimo che lascia sul lastrico persone, famiglie, attività. La crisi climatica non solo è una realtà già in atto, ma è anche il prodotto di ben precise scelte politiche, economiche e produttive.

Assumere fino in fondo tale realtà impone di uscire urgentemente dal fossile e nel contempo di impegnare strategie e risorse per fare fronte agli stravolgimenti con cui in ogni caso dovremo convivere e che non possono tradursi in un
costo da scaricare sulle popolazioni colpite. Dai monti al mare il territorio va difeso e messo in sicurezza! Le politiche governative, sia a livello nazionale che a livello regionale, si muovono in senso diametralmente opposto. Ed in queste politiche già si delinea la strategia dell’abbandono dei territori colpiti, strategia che conosciamo bene perchè l’abbiamo
già vista strangolare i territori stravolti dal terremoto. Così all’angoscia per ciò che è già accaduto si somma da subito l’angoscia per il futuro: assenza di credibili prospettive di recupero del territorio, certezza dell’intempestività degli interventi, insufficienza delle risorse messe in campo e sperpero di quelle che saranno disponibili. Un film già visto.
Questa volta però il finale dovrà essere diverso. “E’ una cosa grossa uccidere una persona: gli levi tutto quello che ha… e tutto quello che sperava di avere”. Ogni giorno paghiamo i costi dello sfruttamento e della speculazione con un pezzo della nostra vita e con un pezzo delle nostre speranze. Noi non vogliamo più pagare.

NOI NON VOGLIAMO PAGARE
Non vogliamo pagare i costi sociali di scelte politiche fatte contro di noi e sulla nostra pelle.
Non vogliamo pagare le bollette stratosferiche con cui si arricchiscono speculatori e petrolieri.
Non vogliamo pagare i danni subiti, contraendo mutui che ci schiavizzano e arricchiscono i banchieri
RIVENDICHIAMO
L’immediato ripristino dei luoghi e dei territori devastati dal nubifragio
L’integrale risarcimento dei danni subiti dalle popolazioni
L’abbattimento drastico e immediato dei costi delle bollette di gas e energia elettrica con la moratoria a fondo perduto sui pagamenti nelle aree alluvionate
Il blocco delle trivellazioni
Il rifiuto dei rigassificatori
Un cambiamento radicale del PNRR perchè i fondi destinati al territorio siano dirottati sui progetti sociali di ricostruzione
Piani concreti di intervento contro il dissesto dei territori
Contro le strategie di rilancio del fossile un reale ed attuale percorso di fuoriuscita.

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