Aumento degli stipendi e inflazione, i più penalizzati sono i dipendenti privati: ecco chi ci rimette #adessonews

Nella lotta all’inflazione, per ora, stanno avendo “vantaggi” quasi esclusivamente i dipendenti pubblici. Al contrario per i privati gli stipendi sono per lo più fermi. Mentre a dicembre migliaia di statali vedranno aumenti a tre cifre in busta paga, per i dipendenti del privato, infatti, diversi rinnovi contrattuali sono al palo e in altri casi non sono previsti o non sono sufficienti a contrastare l’inflazione.

Nel frattempo il governo Meloni ha deciso di non rinnovare il bonus 150 euro contro il caro-vita nella busta paga di dicembre e in legge di Bilancio confermerà solo il taglio del cuneo fiscale del 2% voluto da Mario Draghi, senza interventi aggiuntivi sugli stipendi.

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Insomma: entro fine anno non ci saranno aumenti salariali direttamente legati all’inflazione e, se non si sbloccano le trattative nel privato o ne partono di nuove, molti lavoratori potrebbero non ricevere abbastanza “aiuti” per sostenere l’aumento dei prezzi. Vero, è tuttavia, che nel caso dei rinnovi dei contratti pubblici si parla di documenti “scaduti”, perché fanno riferimento al triennio passato, mentre di solito nel privato i rinnovi arrivano più velocemente. Ma la coincidenza tra mancati rinnovo e taglio del cuneo fiscale da una parte e crisi inflazionistica dall’altra è evidente.

I contratti rinnovati per i dipendenti pubblici

Nell’ultimo mese si è sbloccato il rinnovo contrattuale per i lavoratori della scuola, della sanità e degli enti pubblici, con aumenti in busta paga ogni mese di centinaia di euro, più migliaia di euro di arretrati (visto che si faceva riferimento a contratti del triennio 2019-2021). Il rinnovo si somma a quello dei lavoratori della Pubblica amministrazione, che già da alcuni mesi percepiscono salari più alti.

Tra arretrati, aumenti di stipendio, e tredicesima, per oltre 2 milioni di lavoratori pubblici a dicembre ci sarà una bella sorpresa in busta paga: gli importi saranno triplicati, con somme superiori ai 5mila euro.

Contratto del Commercio, rinnovo atteso dal 2018

Il caso più eclatante è quello del contratto del Terziario, Commercio, Distribuzione e Servizi, con oltre 4 milioni e mezzo di persone che attendono il rinnovo. Il contratto è scaduto a dicembre 2018 e da maggio si sono intensificate le trattative tra sindacati e associazioni dei datori di lavoro, senza però arrivare ancora alla firma.

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A pesare è proprio il caro-bollette, arrivato dopo le chiusure Covid (e gli effetti drastici soprattutto nel turismo, ora comunque in ripresa). In sostanza le aziende lamentano difficoltà ingenti che non permetterebbero aumenti significativi in busta paga. I sindacati, dal canto loro, protestano, cercando la sponda del governo.

Stipendio dei metalmeccanici, chiesto aumento da 170 euro al mese

Un altro contratto nazionale su cui si sta discutendo è quello specifico dei metalmeccanici dei gruppi Stellantis, Cnhi, Iveco e Ferrari, in scadenza a fine anno. Sono coinvolti 68mila lavoratori e il tempo per chiudere l’intesa è poco: l’obiettivo è tornare al contratto nazionale. Per ora non è stato fatto nessun passo avanti decisivo.

I sindacati chiedono un’integrazione di salario nel caso di uso di ammortizzatori sociali, un aumento di stipendio di circa l’8-9% nel 2023 e di un ulteriore 4-5% nel 2024 (rispettivamente di 150-170 euro e 90 euro al mese in media), un sistema di premi per valorizzare l’impegno dei dipendenti e un meccanismo di adeguamento in caso di inflazione superiore all’attuale.

Contratti, la crisi del settore gomma-plastica

Altro fronte aperto è quello del contratto nazionale del settore gomma-plastica, che coinvolge più di 140mila dipendenti in circa 5.500 aziende. I sindacati, Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil chiedono una trattativa rapida per dare un sostegno ai lavoratori in un frangente complesso. Il settore sta affrontando un momento difficile visto il caro materiali, ma è anche molto importante per il comparto industriale italiano.

Busta paga, aumenti ridotti per logistica e trasporto

Per quanto riguarda il settore della logistica e del trasporto merci, che coinvolge milioni di lavoratori, ad ottobre è arrivato un aumento di 25 euro lordi al mese, secondo l’accordo di rinnovo negoziato nel 2021. Ben poco, rispetto a quello di oltre 100 euro dei lavoratori pubblici.

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In questo caso l’aumento sui minimi tabellari riguarda i lavoratori del livello B3 del personale autista e del livello 3S del personale non viaggiante. Ne saranno erogati di ulteriori, ma solo a ottobre 2023 e a ottobre 2024, prima dell’ulteriore rinnovo.

Anche i giornalisti dipendenti con contratto Anso/Fnsi vedranno degli aumenti di stipendio in busta paga a partire da gennaio. Saranno di 40, 50 o 60 euro lordi in più sui minimi a seconda del ruolo, secondo quanto previsto dall’accordo per il triennio 2020-2023.

Le eccezioni: assicurazioni e artigiani

Un’eccezione è stata la recente firma del rinnovo contrattuale per i lavoratori del comparto assicurazioni, dopo che il contratto era scaduto nel 2019. Ai lavoratori arriveranno ora 205 euro in più al mese in media, assieme ad arretrati per 2mila euro. L’importo sarà diviso in 1400 euro in denaro (di cui mille arriveranno subito) e 600 in welfare.

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Nel frattempo è stato siglato un nuovo contratto per gli artigiani tra Confindustria e Ugl, che prevede parametri economici simili a quelli del contratto di Federmeccanica e Assistal con Cgil, Cisl e Uil, ma con margini di flessibilità, ad esempio sugli orari di lavoro. Tuttavia le maggiori sigle parlano di “contratto pirata”, non condiviso con i sindacati più rappresentativi dei lavoratori del settore.

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