Simona Ventura: «Racconto gli ultimi mesi di Pannella, il mio eroe dei diritti» #adessonews


di Maria Volpe

Ha realizzato un documentario sul leader radicale che raccoglie video e audio inediti: «Non l’ho mai votato perché ero una qualunquista, mi facevo i fatti miei e quando vedevo un picchetto scappavo via. Adesso ho scoperto e capito che lui è stato forse l’unico politico che ha lottato per la libertà di tutti»

Simona l’Araba Fenice, Simona all’apice del successo e poi nel baratro della solitudine. Ci ha abituato così da più di 30 anni. Simona Ventura giornalista sportiva, miss Muretto, prima Iena, Quelli che il calcio, Isola dei famosi, Festival di Sanremo, l’esperienza in Albania, Sky, X Factor, e tanto, tanto ancora… E ora regista. Sì, regista e con buoni risultati. Potrà avere molti difetti “Simo”, ma non le manca la tenacia, la curiosità, la voglia di provarci. Da quando poi è legata sentimentalmente a Giovanni Terzi, la sua creatività si è amplificata: lui scrittore, giornalista, più riflessivo; lei artista vulcanica. Si completano, si supportano. Insieme formano un sodalizio artistico: con la loro casa di produzione la Sive e la VenturAcademy (con sede alla Fabbrica del Vapore, a Milano: uffici pieni di arte, calore, e ragazzi entusiasti) hanno appena realizzato – lei come regista, lui l’ideatore -, un documentario sulla vita di Pannella, Marco inedito (Dagli ultimi cento giorni di Marco Pannella) che verrà presentato il 30 novembre, come evento speciale al Festival del Cinema di Torino. (L’anno scorso alla Mostra del Cinema di Venezia fu proposto il loro primo doc, Le 7 giornate di Bergamo sul lavoro degli alpini ai tempi del Covid).

L’uomo provocatorio, che si commuove

Un documentario emozionante, che restituisce il vero senso della vita di Marco Pannella: quella di un uomo puro, libero, che viveva di cause per il bene del Paese e null’altro. Un uomo provocatorio, un uomo contro, ma che si commuove alle telefonate dell’allora capo dello Stato Giorgio Napolitano e di papa Francesco, e che vive come un grande regalo la visita dei detenuti di Rebibbia a casa sua – grazie all’ex ministro Andrea Orlando – per salutarlo, quando ormai la fine della sua vita stava arrivando. Il doc si chiude con lo schermo nero – «non abbiamo messo i momenti del fine vita» spiega Ventura – e un audio: un saluto pieno di amore e sofferenza tra Matteo (Angioli, assistente di Pannella per 15 anni; ndr) e Marco. A chiudere, la splendida canzone Bene di Francesco De Gregori, che «inaspettatamente ha concesso il diritto a usare quel suo brano dopo aver visto il nostro documentario» dice con orgoglio Simona. Eccoli qui, Ventura e Terzi, seduti sul divano della loro factory. Risponde lei, ogni tanto lui precisa, sottolinea. Con garbo e una grande ammirazione per Simona, che elogia come «grande donna, intuitiva, lungimirante, vulcanica».

Dunque, si fa sul serio signora Ventura…
«Sì, la nuova avventura di realizzare documentari è solo all’inizio, ne ho già in mente altri. Questo su Pannella mi ha reso molto felice. Ho scoperto e capito che lui è stato forse l’unico politico che ha lottato per la libertà di scelta di tutti, e non per interesse personale. Mi ha colpito scoprire, per esempio, che non aveva mai fumato una canna. L’ha accesa una volta in pubblico, ma dalla parte sbagliata. Ma per lui quella era una battaglia importante di libertà».

Come le è venuto in mente di raccontare Marco Pannella?
«Matteo Angioli – assistente personale di Pannella – è un amico di Giovanni. Una sera ci ha detto che lui e Mirella Parachini, compagna storica di Marco, avevano tanti video e audio, soprattutto legati agli ultimi 100 giorni della vita del leader radicale. Abbiamo deciso di sbobinare il materiale e ci siamo trovati di fronte a un immenso capitale umano, politico, culturale».
Vedendo il documentario si intuisce che ci deve essere stato un ingente lavoro di sintesi. Il doc comincia con una macchina per scrivere che digita «Nel 2016 Marco Pannella, in politica dal 1945, fondatore del Partito Radicale e guerriero in tante battaglie di libertà, decise di registrare in audio/video gli ultimi 100 giorni della sua vita. Le persone che passavano a trovarlo sapevano che sarebbero state registrate. Questo documentario raccoglie i momenti più significativi e restituisce un ritratto di Marco totalmente inedito».

Comincia poi il film con immagini alternate tra colore e bianco e nero, tra passato remoto e passato prossimo. Il tutto diviso in cinque capitoli: politica, libertà, religione, amore, vita. «Ho pensato che dovevo individuare delle parole chiave per raccontare Marco. Parole che potessero raccogliere tutto il suo essere».

Il capitolo dedicato all’amore è variegato. Le parole di Marco che colpiscono sono «l’amore è la costanza dell’attenzione», oppure «è solo l’amore che conta, l’odio è per i poveri stronzi». Colpisce quanti affetti c’erano intorno a lui, quante persone hanno voluto passare a salutarlo negli ultimi mesi di vita (da Vasco Rossi a Berlusconi, da Renzi a Renato Zero) . E poi, uomini e donne che gli sono stati accanto per anni e anni, in un rapporto senza etichette.
«È cosi e noi abbiamo voluto avvicinarci con questo tipo di approccio: nessun pregiudizio. L’amore è un vestito che ciascuno si cuce addosso e Marco lo ha vissuto in tanti colori diversi».

Perché non c’è Emma Bonino?
«Le abbiamo chiesto un intervento ed era felice di farlo, ma era molto presa nel periodo elettorale e noi dovevamo chiudere nei tempi prefissati».

Davvero non ci sono altri motivi? Anche nel filmato, Emma Bonino praticamente non appare mai…
«Ci siamo concentrati sugli ultimi 100 giorni di vita, in cui lei non c’era».

Lei Simona si è ispirata a qualche regista?
«No, onestamente io fin da quando facevo i servizi per la tv curavo personalmente il montaggio in ogni minimo dettaglio. È una passione che vive dentro me, da tempo. Come regista ho amato molto Alex Infascelli e il suo lavoro Mi chiamo Francesco Totti».

Lei votava Partito Radicale?
«No, mai votato Pannella. Ero una qualunquista, mi facevo i fatti miei. Quando c’erano i picchetti scappavo. Non ho mai voluto, nè voglio prendere posizioni politiche. Questo mi ha aiutato a essere libera».

Però immagino che la figura di Marco Pannella l’abbia colpita nel passato.
«Sì, molto, soprattutto per le sue battaglie contro divorzio e aborto. Lui sui diritti combatteva da solo contro tutta la Dc. Incredibile, poteva essere annientato».

Il suo è un documentario molto intenso: andrà in tv?
«Ci stiamo lavorando e speriamo presto di poter annunciare dove andrà in onda».

Perché non pensate di farlo girare nelle scuole? Marco Pannella è un Politico con la p maiuscola che incarna il vero senso del bene comune, delle scelte gratuite per il Paese senza nessun tornaconto personale
«Ci abbiamo pensato già, ci stiamo muovendo in questo senso. L’idea di un prodotto emozionale ha anche l’obiettivo di far conoscere Marco a quanti non lo hanno mai conosciuto».

Parliamo proprio di Tv, allora. Queste nuove esperienze la stanno un po’ allontanando dal piccolo schermo?
«No, assolutamente no. Anche se certo non è più la golden age della Tv di quando ho cominciato io. Ma la Tv generalista non è affatto morta e neppure malata. Sta benissimo».

Nostalgia dei suoi vecchi programmi?
«No, il mio Dna non mi fa mai tornare indietro, né nella vita privata, né in quella professionale. Ho dei bei ricordi dell’ Isola e di Quelli che il calcio. Ripensandoli mi vengono in mente periodi della mia vita, i mei bambini piccoli».

Quale programma continua a seguire con affetto?
«Le Iene».

Lo segue il Grande Fratello ? Sempre più trash..
«Alfonso Signorini è bravissimo, ma penso che portare i personaggi dei social (penso a Elenoire Ferruzzi, per esempio) in Tv non funzioni. Uno bravo in televisione può andare sui social e funzionare bene. Il contrario, no».

Lei ha un ottimo rapporto con Chiara Ferragni: cosa le piace di lei?
«Mi ha chiesto consigli per il Festival di Sanremo, ora penso sia matura per farlo. Mi rivedo in lei: una donna del suo tempo, imprenditrice, che tiene alla famiglia. È una ragazza che ha creato un suo stile».

Una volta lei e Fabio Fazio non avevate un grande rapporto, ora sembrate vicini. Lei c’è sempre la domenica al tavolo di Che tempo che fa.
«Abbiamo riscoperto una intesa, è vero. Ci avevano messi uno contro l’altro, per la diversa conduzione di Quelli che il calcio. Ma noi ora ci divertiamo molto insieme . Lui ha un bel gruppo di lavoro».

La domenica mattina conduce con Paola Perego Citofonare Rai2 . Funziona tra voi due?
«La nostra amicizia è recente, ma siamo molto legate. Mi ha voluto lei al suo fianco. Io sono stata l’unica o forse una delle pochissime che pubblicamente le è stata vicina quando le sospesero il programma, anni fa. E così siamo diventate amiche. Ci hanno detto che non saremmo durate tre puntate, che ci saremmo accapigliate. E invece andiamo d’accordissimo».

Qual è il suo rapporto con i social?
«Ho un buon rapporto, li curo. Su Instagram ho 1,7 milioni di follower e un milione su twitter. Una cosa è importante però: il mio hastag è #nonsonounainfluencer. Li uso per informarmi e divertirmi. Tik tok no: Giovanni (e anche i miei figli) me lo vietano».

Lei e Giovanni sembrate avere l’urgenza di occuparvi del sociale. Organizzate rassegne sulla conoscenza, sui diritti civili, documentari. Perché?
«È importante pensare al futuro dei nostri ragazzi. Noi abbiamo vissuto la nostra vita intensamente, sento forte il bisogno di lasciare qualcosa di importante in eredità».

18 novembre 2022 (modifica il 18 novembre 2022 | 08:09)

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